martedì 29 marzo 2011

IL DISCERNIMENTO

Tutti i cristiani battezzati devono essere coinvolti nel discernimento, perché ad essi è garantito il dono dello Spirito Santo e ognuno partecipa secondo la sua grazia, in modo che tutti “siano una cosa sola”. Al ministero ordinato è affidata la decisione che raccoglie in unità le diverse valutazioni dei credenti e le fa diventare scelta definitiva, ecco allora l’importanza dei consigli pastorali.  Attraverso gli Atti degli Apostoli si può ben vedere questo discernimento spirituale comunitario, il quale ha fatto si che non la maggioranza degli uomini ma lo Spirito Santo nel collegio degli Apostoli ha sostituito Giuda Iscariota. E ancora nella lettera ai Romani: 12, 1-2 “non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto”. Nessuno ha per diritto la Verità e nella comunità non significa decidere, come dicevo, per maggioranza, il criterio più sicuro non è questo ma quello della santità perché maggioranza e santità non sempre coincidono. Il discernimento spirituale comunitario è anche il metodo per intuire i “segni dei tempi” e saperli accogliere come mezzi attraverso i quali Dio parla al suo popolo. Per abilitarsi al discernimento occorre infine un’opera formativa permanente che matura attraverso l’allenamento continuo a interpretare la realtà con i criteri evangelici e si fonda su una robusta spiritualità, che significa rapporto stretto con lo Spirito Santo per potervi collaborare.
Cristo parla anche attraverso i fatti, ed esiste una difficoltà nell’andare alla radice dei fatti, del loro significato. Decisivo il rimando alla Parola di Dio.
La conoscenza della Sacra Scrittura e della Persona di Cristo e la partecipazione alle celebrazioni comunitarie sono modalità per attuare il discernimento. C’è poi la celebrazione Eucaristica dove ognuno di noi, con la propria capacità accoglie la Parola di Dio e la mette in relazione con la propria vita, ma ognuno può usufruire dell’apporto delle risonanze dei fratelli e l’ascolto delle risonanze dei fratelli aiuta nel discernere la volontà di Dio nel combattimento spirituale. Il discernimento spirituale comunitario può essere perfetto se impariamo ad ascoltarci gli uni gli altri, pregando insieme, ascoltando gli insegnamenti della Chiesa. Il discernimento spirituale è uno dei modi in cui l’amore si fa conoscenza e orienta nelle scelte. La Chiesa ci mostra la bellezza della comunità cristiana se vissuta nel suo interno, perché è solo tra noi fratelli accompagnati dai consacrati che possiamo arrivare a vedere come Dio opera attraverso le sue creature, e nello stesso tempo noi creature possiamo entrare nella mentalità di Dio e capire cosa Lui vuole da noi.
Che tutti noi possiamo essere una cosa sola nella Chiesa. La bellezza della partecipazione porta a conoscere la comunità di appartenenza e operare in base ai bisogni, non solo degli ultimi, ma pure di quei fratelli che hanno bisogno di un sorriso e di un abbraccio accompagnati dalla Parola di Dio, unica fonte di speranza.

domenica 20 marzo 2011

                     LA TRASFIGURAZIONE DI GESU’

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9.

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete».
Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

RIFLESSIONE: 

Oggi abbiamo la grazia di meditare su Gesù trasfigurato. Quando penso a questo avvenimento non posso che provare tenerezza e amore verso i nostri tre apostoli che davanti alla luce di Dio hanno provato timore fino ad abbassare la testa a terra. Quale fortuna hanno avuto di vedere con i propri occhi la luce di Dio! Anche noi però, tramite la loro testimonianza, possiamo vivere questa bella esperienza con l’Eucarestia, i Sacramenti e con l’ascolto della Parola di Dio.
La trasfigurazione di Gesù mi fa riflettere come nel mondo vi sono molte persone che emanano la luce di Dio con le loro opere e l’amore per il prossimo, mentre in altri casi vediamo le tenebre che l’uomo sa portare con la sua arroganza. In questi giorni di grande pena per il mondo intero, possiamo vivere le tenebre che la Libia ci sta mostrando, dove un uomo soltanto sa opprimere un popolo intero, con il rischio di coinvolgere anche altri popoli nella sua demoniaca avventura.
All’inverso possiamo vedere il Giappone, dove alcuni uomini rischiando la propria vita, tentano di fermare una situazione che può essere catastrofica per tutti. “Le tenebre e la luce!!”
Nel Paradiso terrestre prima del peccato, Adamo ed Eva erano luminosi, perché possedevano la divinità del Padre. Dopo tale peccato hanno sperimentato la nudità, la quale non è solo avere un corpo nudo, ma più ancora è la rivalità, la cattiveria, l’odio che il demonio ha trasmesso nei loro cuori e così per tutte le generazioni future, rendendo l’uomo privo della luce di Dio.
Possiamo allora da tutto ciò dedurre che, con la partecipazione ai Sacramenti, grande dono che Cristo ci ha lasciato, possiamo conoscerlo dentro di noi, e mettendo in pratica il suo insegnamento avere la grazia di essere trasfigurati in Lui.
Dobbiamo ringraziare ogni giorno Dio Padre che vuole la nostra salvezza, e dopo tanti secoli, non avendo più nulla da dire all'uomo, dona il proprio Figlio perché lo seguiamo e conosciamo tramite Lui il Suo volto. 
Ecco allora che ogni missionario operante nel suo nome, porta grande speranza a tutte le persone che non conoscono Gesù salvatore.
La trasfigurazione è la prova certa che Gesù è la luce del mondo.




                                               

giovedì 10 marzo 2011

                    ESODO 1, 22

NELLA GIORNATA ODIERNA SUL BREVIARIO SI PUO’ MEDITARE QUESTA SCRITTURA.

Questi sono i nomi dei figli d'Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia:  Ruben, Simeone, Levi e Giuda, 3 Issacar, Zàbulon e Beniamino, Dan e Nèftali, Gad e Aser. Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.
Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. I figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno.
Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. E disse al suo popolo:
«Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses.
Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d'Israele.  Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele trattandoli duramente. Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.
Poi il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l'altra Pua: «Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere». Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d'Egitto e lasciarono vivere i bambini. Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?». Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice, hanno già partorito!». Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte. E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia. Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia».

LEGGO E RIFLETTO.

Quando leggo questi brani, il mio intelletto per grazia, si spalanca alla comprensione di chi è Dio, cosa vuole da noi, e come dobbiamo essere nei riguardi dei fratelli anche se stranieri, ma pur sempre suoi figli. Gli Egiziani con la loro presunzione di credere che il faraone fosse Dio senza ascoltare chi invece portava anche a loro la Parola del vero Dio, hanno creato molti disastri e sofferenze; soffrivano di quelle paure tipiche di chi non vuole donare quello che possiede, anche ad altri popoli. Se noi ci ribelliamo agli eventi che possono sembrarci strani, il Signore va ugualmente avanti con il suo progetto. Infatti vediamo al giorno d’oggi nel nome di non so quale Dio, si opprimono cristiani, si perseguitano, ma nello stesso tempo molti cristiani per interesse o potere opprimono altri popoli sfruttandoli proprio come è successo agli Ebrei in Egitto. So bene che l’uomo finché ci sarà mondo sarà sempre così, ma allora mi domando: Cristo per che cosa è venuto? Ci ha insegnato come essere, come accogliere, come amare, come perdonare e come donarci. Sappiamo tutti che una nazione deve saper tenere sotto controllo i movimenti dei popoli che sicuramente nel loro interno vive anche la malavita, ma donare a chi vuol lavorare un’accoglienza degna di un essere umano, senza perseguitarli con procedure snervanti e dando loro un lavoro degno di un essere umano portando in questo modo pace.
So anche che non è facile, ma un popolo accogliente sa mettere pace anche in coloro che la pace per vari motivi religiosi e politici non la conosce, perché la pace prima viene da noi, e se noi l’abbiamo anche la doniamo.
Si vede un mondo che si muove, che emigra con una velocità supersonica; popoli sofferenti, affamati, assetati, molto poveri a causa di politiche nazionali di potere e sopruso, ma che pure la nostra economia non fa nulla per dare una mano, anzi, spesse volte causa guadagni lucrosi, specula proprio sui più poveri.

La scrittura ci dice che gli anni trascorrono e la famiglia di Giuseppe ormai non c’è più, ma gli Israeliti che erano prolifici hanno messo paura al faraone convinto di perdere il potere e la gloria.
I tempi non cambiano, l’uomo è sempre quello.

Ma la cosa bella di questa lettura è la figura delle levatrici, le quali essendo Ebree, conoscevano bene il loro Dio e hanno operato secondo Suo volere.
Qui mi viene in mente la nostra società che ammazza i bambini per controllare le nascite e per dare quella falsa libertà che non porta a nulla se non alla distruzione del popolo.
In Italia vediamo che la gente ha paura dei figli degli stranieri; loro vengono, sono prolifici e grazie a questo saranno un giorno una forza lavoro quella che noi stiamo perdendo causa una società ormai vecchia.
Se noi prendessimo nella mano sinistra il giornale e nella destra la Bibbia, leggendoli scopriremmo come i tempi ritornano e gli errori che l’uomo fa si ripetono. Ma un popolo cristiano non dovrebbe operare in modo diverso? Non dovrebbe proporre leggi per la vita, per la pace, per una giusta solidarietà?
La storia ci dovrebbe educare, si vede bene leggendo questo brano che gli Egiziani avevano perso la memoria storica di chi erano gli Ebrei e quale Dio adoravano. Però, nonostante la scelta di far morire tutti i bambini maschi del popolo Ebraico, Dio salvò Mosè, e tutti gli Israeliti alla fine furono ugualmente liberati ma la peggio l’hanno avuta gli Egiziani con le 10 calamità.
Tutto ciò dovrebbe farci riflettere.

lunedì 7 marzo 2011

SPIRITUALITA'

                                  Discorso spirituale di san Doroteo, abate.
      La ragione di ogni turbamento è che nessuno accusa se stesso.

Cerchiamo, fratelli, di vedere da che cosa soprattutto derivi il fatto che, quando qualcuno ha sentito una parola molesta, spesso se ne va senza alcuna reazione, come se non l’avesse udita, mentre talvolta appena l’ha sentita si turba e si affligge.
Qual è , mi domando, la causa di questa differenza? Questo fatto ha una o più spiegazioni? Io mi rendo conto che vi sono più spiegazioni e motivi, ma ve n’è una che sta davanti alle altre e che genera tutte le altre, secondo quanto disse un tale: “Questo deriva dalla particolare condizione in cui talora qualcuno viene a trovarsi.
Chi infatti si trova in preghiera o in contemplazione, facilmente sopporta il fratello che lo insulta, e rimane imperturbato. Talvolta questo avviene per il troppo affetto da cui qualcuno è animato verso qualche fratello. Per questo affetto egli sopporta da lui ogni cosa con molta pazienza.
Questo può inoltre derivare dal disprezzo. Quando uno disprezza o schernisce chi abbia voluto irritarlo, disdegna di guardarlo o di rivolgergli la parola, o di accennare parlando con qualcuno, ai suoi insulti e alle sue maldicenze, considerandolo come il più vile di tutti.
Da tutto questo può derivare il fatto, come ho detto, che qualcuno non si turbi, né si affligga se disprezzato o non prenda in considerazione le cose che gli vengono dette. Accade invece che qualcuno si turbi o si affligga per le parole di un fratello allorquando si trova in una condizione molto critica o quando odia quel fratello. Vi sono tuttavia anche molte altre cause
Di questo stesso fenomeno che vengono diversamente presentate. Ma la ragione prima di ogni turbamento, se facciamo una diligente indagine, la si trova nel fatto che ognuno non incolpa se stesso. Da qui scaturisce ogni cruccio e travaglio, qui sta la ragione per cui non abbiamo mai un po’ di pace; né ci dobbiamo meravigliare, poiché abbiamo appreso da santi uomini che non esiste per noi altra strada all’infuori di questa per giungere alla tranquillità. Che le cose stiano proprio così lo constatiamo in moltissimi casi. E noi, inoperosi e amanti della tranquillità, ci illudiamo e crediamo di aver intrapresa la via giusta allorché in tutte le cose siamo insofferenti, non accettando mai di incolpare noi stessi.
Così stanno le cose. Per quante virtù possegga l’uomo, fossero pure innumerevoli e infinite, se si allontana da questa strada, non avrà mai pace, ma sarà sempre afflitto o affliggerà gli altri, e si affaticherà invano.

RIFLETTO:
Quando prego la coroncina del Sacro Cuore di Gesù, c’è proprio un piccolo passo che ci fa chiedere al Signore di rendere il nostro cuore simile al suo. Un cuore che non si affanna, che non pianga di dolore per le offese ricevute, ma che possa essere modellato al suo.
Quanto è difficile imitarlo!
Siamo talmente presi da noi stessi che seppur spesso affermiamo di perdonare il fratello, rimane in noi l’incapacità di capirlo, perciò il perdono non è totale. Molte volte chiediamo il rispetto delle opinioni, del nostro agire, comportandoci poi diversamente nei loro riguardi, perché in questo mondo ci sono molte urla che ci stordiscono e non ci danno quella pace tanto desiderata. Come dice San Doroteo, la pace deve essere prima di tutto nel nostro cuore. La preghiera, vivere il Vangelo, seguire i santi è cosa buona. Seguire Gesù non è facile, ognuno di noi è chiamato alla santità ma com’è dura!
Quando penso ai santi martiri come lo è stato Bhatti, Massimiliano Kolbe, ma pure le vergini che hanno dato la vita per non sottostare alle violenze dei demoni, ecco dicevo, pensando a loro, mi vedo piccola e fragile, sempre bisognosa dell’aiuto di Gesù.
Grazie a Dio vi sono queste letture illuminanti, ed è solo attraverso la nostra Chiesa cattolica che davvero possiamo fare quei piccoli passi verso la sospirata santità.

venerdì 4 marzo 2011

SANTO DEL GIORNO

                                               San Casimiro.

La regina Elisabetta d’Asburgo ebbe tredici figli, dodici dei quali cinsero la corona regale e uno, Casimiro appunto, quella ben più gloriosa dei santi. Casimiro era nato a Cracovia nel 1458 dal re di Polonia. Quando gli Ungheresi si ribellarono al loro re, Mattia Corvino, offrirono al tredicenne principe Casimiro  la corona. Ma questi vi rinunciò appena seppe che il Papa si era dichiarato contrario alla deposizione de regnante e all’imposizione con la forza del giovane re. Il principe aveva infatti come “ambizione” di realizzare l’ideale ascetico della povertà e dell’umiltà. Fu servitore diligente del suo Stato, ma non si piegò alle ragioni di Stato quando gli venne proposto dal padre il matrimonio con la figlia di Federico III, per allargare, con la politica matrimoniale, i già estesi confini del regno. Il principe Casimiro non voleva venir meno al suo ideale ascetico di purezza per  vantaggi materiali. Bellissimo, ammirato e corteggiato, egli aveva riservato il suo cuore unicamente alla Vergine. Dopo aver predetto il giorno della sua morte, si addormentò nella pace di Dio all’età di venticinque anni il 4 marzo 1484. Subito dopo la sua morte ebbe la venerazione unanime di tutto ilo popolo polacco. Nel 1521 papa Leone X lo incluse nell’elenco dei santi, dichiarandolo patrono della Polonia e della Lituania.

giovedì 10 febbraio 2011

            
    CONOSCIAMO I PROTESTANTI?


ERRORI COMUNI AI PROTESTANTI:
Accettano le scritture come fonte unica della rivelazione cristiana, rifiutando tutto il patrimonio dottrinale della Tradizione e del Magistero ecclesiastico.
Dal nr dei libri ispirati della Sacra Scrittura escludono alcuni libri del AT. Altre sette protestanti escludono del NT la lettera agli Ebrei, lettera di Giacomo. la II lettera di Pietro, la II e la III lett. Di Giovanni.
Rifiutando il Magistero della Chiesa (per magistero si intende il Papa ed i vescovi in qualità di Maestri della Parola di Dio e pastori del gregge (Atti 20,28), affidano al libero esame individuale la comprensione della Sacra Scrittura che essi pongono nelle mani dei fedeli senza le necessarie note illustrative dei punti più difficili e oscuri, creando confusione e discordie senza fine anche sui punti più importanti della dottrina cristiana.

PECCATO ORIGINALE E BATTESIMO: 
Per la maggior parte dei protestanti il peccato originale è una corruzione essenziale della nostra natura; è immedesimato con la nostra natura e corrompe ogni nostra opera che perciò nulla può giovarci alla salvezza. La fede sola giustifica (= ci rende giusti, ci santifica): il battesimo è solo un rito simbolico di iscrizione al cristianesimo. L’immersione è l’unico battesimo valido.

LA GIUSTIFICAZIONE E LE OPERE: 
I meriti di Gesù Cristo Redentore vengono applicati all’uomo attraverso la fede, senza però apportargli nessuna vera giustificazione (santificazione) interna. I peccati dell’uomo vengono coperti, ma non cancellati.
I protestanti ignorano così il soprannaturale e la grazia.
Le opere buone sono una manifestazione naturale della Fede; però esse non servono a meritarci la vita eterna dovuta a noi per i soli meriti di Cristo che la dona a coloro che credono in Lui. Le opere di penitenza sono inutili e non furono mai comandate da Cristo.

CRISTO E LA SS TRINITA’: molti dei protestanti appartenenti alle moderne sètte liberali negano la divinità di Gesù Cristo, considerandolo maestro ed esempio di verità e di santità, ma non Redentore degli uomini nel senso cattolico. L’opera di Cristo è chiamata da essi Redenzione nel senso che Cristo ha elevato l’umanità con i suoi eccelsi insegnamenti. Negano di conseguenza la SS Trinità. Ignorano lo Spirito Santo e chiamandolo “spirito di Dio” lo confondono col Padre che riconoscono come unica persona divina.

PRIMATO E INFALLIBILITA’: 
Negano concordemente che Cristo abbia dato un vero primato di giurisdizione e l’infallibilità (che essi confondono con l’impeccabilità) a S. Pietro ed ai suoi legittimi e diretti successori, i Romani Pontefici.

GERARCHIA E CELIBATO: 
Molti protestanti, specialmente gli aderenti a molte sètte liberali, negano che Cristo abbia istituito nella sua Chiesa una Gerarchia e un sacerdozio speciale. Altri affermano che siamo tutti sacerdoti.

LA SS. EUCARESTIA: 
Negando l’efficacia di tutti i sacramenti, insegnano che Gesù nell’ultima Cena ha istituito un rito semplicemente commemorativo della sua Passione; negando quindi la presenza reale di Gesù nella SS. Eucarestia; negano pure la realtà del Sacrificio Eucaristico come superfluo dopo quello della croce; affermano anzi che la messa dei cattolici è un insulto a Dio ed una violazione delle scritture.

CONFESSIONE AURICOLARE DEI PECCATI: 
Negano concordemente la necessità della confessione fatta al sacerdote, affermando che essa non è di origine Biblica, ma invenzione tardiva della Chiesa Cattolica. Ammettono una confessione generica delle proprie colpe da farsi a Dio per i peccati commessi contro di Lui e ai fratelli della stessa fede per le mancanze commesse contro di loro. Negano inoltre la distinzione tra peccato mortale e veniale.

INFERNO E PURGATORIO: 
Molti protestanti negano l’eternità delle pene dell’inferno, preferendo credere che i cattivi per punizione delle loro colpe siano completamente annientati. Alcuni di essi negano pure l’immortalità dell’anima. Negano concordemente l’esistenza del purgatorio e l’utilità dei suffragi per i defunti; negano di conseguenza la realtà e l’utilità delle indulgenze.



MARIA SANTISSIMA:
Affermano che Maria è Madre di cristo, ma dicono che non Le si può attribuire il titolo di Madre di Dio. Contro questa grandezza divina di Maria si scagliano soprattutto quelle sètte moderne e liberali che negano il mistero della Santa Trinità e conseguentemente la divinità di Cristo.
Negano la perpetua verginità della Madonna, affermando che se Essa fu Madre, non potè essere Vergine; la maggior parte dei protestanti nega infatti la relatà storica o addirittura la possibilità dei miracoli. Dalla Scrittura essi credono di poter inoltre ricavare che Maria SS. ebbe altri figli oltre Gesù.
Non riconoscono il dogma (= verità di fede) dell'Immacolata Concezione nè quello dell'assunzione al cielo di Maria SS. Per essi Maria fu una donna fortunata, ma comune.

IMMAGINI E RELIQUIE: 
Affermano che è superstiziosa e ingiuriosa nei riguardi di Dio ogni forma di culto alla Vergine e ai santi. Dicono idolatrica la venerazione che i cattolici hanno per le reliquie dei Santi.


LA VERA CHIESA DI CRISTO:  
I protestanti negano il valore delle note caratteristiche che Cristo diede all’unica vera Chiesa da Lui fondata per renderla riconoscibile ai credenti tra tante false chiese. Negano cioè, che la vera Chiesa di Cristo sia Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Negano ciò perché le loro chiese non hanno queste caratteristiche e quindi non sono la vera chiesa di Cristo.


LA BIBBIA E LE BIBBIE

 1)  DOVEROSE PRECISAZIONI

La Bibbia è una sola. Non vi sono più Bibbie. Essa è una raccolta di scritti o libri composti da vari autori lungo un arco di tempo di più di mille anni.

L’unica Bibbia è divisa in due parti. La prima chiamata Antico Testamento, è stata scritta prima di Gesù Cristo quasi tutta in lingua Ebraica. La seconda parte, a cui si dà il nome di Nuovo Testamento, comprende gli scritti dei primi discepoli di Cristo (Apostoli ed Evangelisti). Fu composta in Greco durante il primo secolo della nostra Era Cristiana.

Dell’unica Bibbia esistono numerose traduzioni. La parte Ebraica della Bibbia o AT fu tradotta per la prima volta in Greco, durante il terzo e secondo secolo avanti Cristo. E’ detta Alessandrina dal luogo dove si suppone sia stata fatta la traduzione, cioè Alessandria d’Egitto. E’ detta pure dei Settanta (che si indica col nr. Romano LXX) dal numero dei traduttori che un’antica tradizione afferma essere stati settanta dotti Ebrei, viventi fuori della Palestina o andati appositamente da Gerusalemme ad Alessandria.
In epoca cristiana, a cominciare dal secondo secolo, si l’AT che il NT, furono tradotti in altre lingue, quelle vive e parlate (Latino, Siriaco, Slavo, ecc.) per renderli accessibili ai popoli convertiti al cristianesimo.
In tempi a noi più vicini si cominciò a tradurre la Bibbia nelle lingue moderne (tedesco, inglese, spagnolo, italiano, francese ecc.). oggi ci sono centinaia di traduzioni della Bibbia in quasi tutte le lingue parlate, anche quelle meno diffuse e conosciute.

2)  La Bibbia sola è guida sufficiente?
Uno dei tanti slogan o frasi ad effetto citate frequentemente dai protestanti dice così: “La Bibbia è l’unica regola di fede. Dove parla la Bibbia parliamo noi; dove essa tace, taciamo anche noi”.
L’ammettere la Bibbia come la sola ed unica regola di fede, non solo è contrario all’insegnamento della Sacra Scrittura, ma si oppone anche al più elementare buon senso. Infatti la guida stabilita da Gesù per far conoscere a tutti gli uomini la sua dottrina deve essere:     
a)   Certa e completa
b)   Accessibile e comprensibile a tutti.
c) Adatta a risolvere qualsiasi controversia in materia religiosa

A)  La Bibbia non è guida certa e completa.
Infatti per poter dire che è l’unica guida sicura per conoscere la verità rivelata, occorre prima di tutto sapere che essa  sia un libro ispirato da Dio oppure no.

La certezza  dell’ispirazione divina di un libro non ci può essere data dal libro stesso perché un qualsiasi pazzo esaltato può dire infatti che i libri scritti da lui gli sono stati dettati (o ispirati) da Dio.

Inoltre la Bibbia contiene solo in parte la Rivelazione divina, tanto è vero che in Atti degli Apostoli 20,35 è conservata una frase di Gesù che non è riportata da nessuno dei Vangeli: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Ancora: l’Apostolo san Giovanni nel suo Vangelo dice: “Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro” (Gv 20,30); “Vi sono ancora altre molte cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. (Gv 21,25).

B) Le Sacre Scritture non erano accessibili ai primi cristiani perché non furono complete se non dopo parecchi anni che esisteva il cristianesimo; la stampa poi fu inventata nel 1440 e perciò fino ad allora era materialmente impossibile procurarne una copia ad ogni singolo fedele. Ed ancora oggi come ieri per parecchi cristiani rimane un libro sigillato perché non sanno leggere.
  La Bibbia non è comprensibile a tutti, perché ci sono molti passi difficili ed oscuri, non soltanto per le persone semplici, ma anche per le persone colte. San Pietro stesso ci avverte che nelle lettere di san Paolo ci sono “cose difficili a comprendere, che gli ignoranti e poco stabili mal comprendono, come fanno di altre parti della Sacra Scrittura, a loro stessa perdizione” (2 Pietro 3,16).
  San Luca negli Atti degli Apostoli, narra che l’Etiope mentre si faceva portare in carrozza stava leggendo il libro del profeta Isaia. Interrogato da Filippo se egli comprendeva il significato di ciò che stava leggendo, rispose: “Come posso comprendere se nessuno me ne dà la spiegazione?” (Atti degli Apostoli 8, 30-31)

C) La Bibbia non può darci da sola la possibilità di risolvere tutte le controversie in materia religiosa. Prove ne sono la contraddizione in cui cadono gli stessi protestanti che infatti sono divisi tra di loro in tante sètte, pur basandosi sulla stessa Bibbia.

Perciò la Bibbia non è l’unica regola di fede stabilita da Dio per far conoscere agli uomini la verità da credere e i precetti da osservare, ma è necessaria la Tradizione divina apostolica, tradizione, nel concetto cattolico, è la Parola di Dio non scritta, ma tramandata dagli Apostoli fino a noi, sotto l’influenza dello Spirito Santo. E’ una regola di fede distinta dalla Sacra Scrittura, ma ha lo stesso valore.

Se era infatti volontà di Gesù che il suo insegnamento si propagasse unicamento per mezzo della Sacra Scrittura, Egli stesso avrebbe scritto di suo pugno un trattato completo della sua dottrina; invece Egli nulla scrisse, né comandò agli Apostoli di scrivere. Insegnò e diede agli Apostoli la missione di insegnare assicurando loro una continua assistenza

Poteva Gesù dire parole più chiare e precise di queste?: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra. Andate e insegnate a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che vi ho comandate; ed ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28,18).

Gli Apostoli capirono molto bene che la loro missione era di predicare la verità di Cristo a tutto il mondo, e, a loro volta, di ordinare dei loro successori che continuassero questa missione fino alla fine dei tempi. San Paolo al riguardo è chiarissimo:
“Le cose che hai udito da me, alla presenza di molti testimoni, confidale a uomini fidati, capaci di insegnarle ad altri” (2 Timoteo 2,2), “comanda queste cose ed insegnarle” (1 Timoteo 2,2), “Comanda queste cose ed insegnale” (1 Timoteo 4,11). “Dunque, o fratelli, state saldi e tenete fermi gli insegnamenti che avete ricevuti sia col discorso, sia a mezzo della nostra lettera” (2 Tessalonicesi, 2,14). E San Giovanni nella sua terza lettera scrive: “Avrei tante cose da scriverti, ma non ho voluto scrivertele con penna ed inchiostreo, perché spero di vederti presto e allora ci parleremo a viva voce” (3 Gv 1,13-14).

Da tutto ciò appare chiaro che il Vangelo era affidato soprattutto alla predicazione, la Chiesa, fedele custode della Parola di Dio, ha il diritto di cercarla non  solo nella Bibbia, ma anche negli altri scritti e nella pratica dei cristiani vissuti nei secoli più vicini alla predicazione apostolica. Appellandoci a questi cristiani, li consideriamo quali testimoni della divina Rivelazione.

I principali strumenti attraverso i quali si conserva la Tradizione sono: le professioni di fede, la sacra liturgia, gli scritti dei Santi Padri, gli Atti dei Martiri, la prassi della Chiesa, i monumenti archeologici.

Sacra Scrittura e Tradizione, perciò, sono due organi di una medesima realtà religiosa che si completano a vicenda; sono due espressioni (l’una scritta, l’altra orale) di una stessa Verità e di una stessa Vita che è Cristo e lo Spirito Santo, dai quali solo prende origine la Rivelazione. Il voler separare Sacra Scrittura e tradizione della Chiesa, equivale a costruire quella confusione di idee di cui i protestanti ci offrono triste spettacolo.

E, in fondo, cosa fanno i protestanti se non abolire la Tradizione che c’è sempre stata nella Chiesa Cattolica e sostituirla con un’altra tradizione che hanno fondato loro o i loro capi?

Gesù stesso potrebbe dire loro: “così avete annullato la Parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia dicendo: invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Mt 15, 6-9).

San Paolo medesimo aveva gia avvertito i cristiani di non rendersi schiavi, lasciandosi sedurre da una tradizione umana: “State attenti che nessuno vi faccia sua preda con sottili ragionamenti filosofici e con vane astuzie basate sulla tradizione degli uomini, ma non su Cristo” (Colossesi 2,8).


COME LEGGERE LA BIBBIA?
Come il lettore avrà osservato leggendo l’elenco dei libri della Bibbia, essi vengono tradizionalmente raggruppati in libri storici, didattici e profetici.
Questa divisione è stata fatta perché alcuni libri della Bibbia intendono riferire fatti storici, veramente accaduti; altri intendono solo dare un insegnamento; altri ancora vogliono annunciare eventi futuri.
La divisione, tuttavia, non è rigidissima: alcuni libri “storici” contengono parti “didattiche” o “profetiche” e viceversa. A volte la storia è insegnata attraverso una composizione poetica (come il racconto della creazione in Genesi 1 e 2) o simbolica (come il peccato originale in Genesi 2)

Ad ogni modo quando risulta chiaro che l’Autore sacro intende narrare fatti storici non c’è motivo per dubitare della loro storicità. Ciò è particolarmente evidente nelle narrazioni evangeliche, scritte da testimoni oculari o da loro contemporanei degni della massima fede, e mai contraddetti neppure dai nemici di Cristo.


Se si aggiunge la perfetta concordanza tra gli avvenimenti narrati dalla Bibbia e quelli della storia profana (vedi a questo proposito: Werner Keller, la Bibbia aveva ragione), l’esatta descrizione dei luoghi, la perfetta conoscenza delle usanze e della mentalità del tempo, e soprattutto il credito straordinario che i Vangeli hanno riscosso tra i contemporanei, fino a spingerli a dare la vita per testimoniare la verità, allora si comprende che tutto ciò che è detto nei Vangeli non è che la narrazione fedele di quanto è storicamente avvenuto.

Inoltre è indispensabile tener sempre presente che tutta la Sacra Scrittura è stata scritta sotto ispirazione di Dio, ed ha perciò Dio come autore principale. Per il credente, infatti, la Bibbia non è solo un documento storico-letterario, ma è anche e soprattutto il messaggio di Dio all’umanità. Il popolo Ebraico e poi Gesù stesso con gli Apostoli e la Chiesa, hanno sempre ritenuto la Bibbia Parola di Dio, e Dio stesso il suo vero Autore.


Ciò è potuto avvenire perché “Dio, per la composizione dei Libri Sacri…..ha scelto degli uomini nei quali Egli stesso agiva……. affinché scrivessero, come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che  Egli voleva fossero scritte” (vedere Dei Verbum). Questa speciale assistenza di Dio è chiamata “ispirazione”.
Ne consegue che per sapere con esattezza quali cose Dio ci ha voluto rivelare e per interpretare correttamente la Bibbia dobbiamo tener conto:
a) del “genere letterario” (storico, poetico, didattico, profetico) nel quale l’autore sacro ha voluto esprimersi;
b) dell’ ”analogia della fede”, cioè del fatto che ogni passo della Bibbia deve essere in armonia e non in contraddizione con tutto il resto della Rivelazione divina: Dio infatti non può contraddirsi;
C)  della “approvazione finale della Chiesa”, la quale sola ha da Gesù Cristo il divino mandato ed il ministero di conservare e di interpretare la Parola di Dio, come è detto più in dettaglio più avanti.

Oltre queste tre norme fondamentali, è superfluo ricordare che, per la retta interpretazione di un testo (valido pure per le scienze profane e accettato anche dagli atei) è ignorata da alcune sètte protestanti, specie dai testimoni di Geova. Citando versetti della Bibbia, senza tener conto del loro contesto, non ci dicono ciò che la Bibbia dice realmente, ma ciò che essi vogliono far dire alla Bibbia.

LA SACRA SCRITTURA: IL CANONE BIBLICO
Col nome di Sacra Scrittura o Bibbia indichiamo l’insieme dei 73 libri sacri di cui essa si compone: 46 del Vecchio Testamento e 27 del Nuovo Testamento. Il criterio per discernere i libri ispirati da Dio da quelli non ispirati è l’accettazione di essi da parte degli Apostoli e dei loro legittimi successori, ai quali Gesù affidò l’incarico di insegnare la verità.
Ciò si deduce chiaramente dalla Sacra Scrittura:
-          “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Giovanni, 20,21);
-          “Andate e ammaestrate tutte le nazioni…..insegnando loro ad osservare tutto ciò che io vi ho comandato” (Mt 28, 19-20);
-          “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me” (Luca 10,16).

Infatti i legittimi successori degli Apostoli, cioè i primi Papi e i primi Vescovi fedeli al comando di Gesù di insegnare la verità, condannarono come libri non ispirati da Dio i Vangeli apòcrifi. Inoltre indicarono l’elenco (o Cànone)di tutti e  singoli i libri ispirati della Bibbia gia nel sinodo di Roma del 382 e in quello di Cartagine nel 397, cioè 1300 anni prima che nascesse il Protestantesimo.
Nonostante ciò, i capi del Protestantesimo, dei 73 libri della Bibbia ne hanno accettato solo 66 rifiutandone ben sette: Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide, Baruc, Primo e secondo libro dei Maccabei e, alcune sètte protestanti, la lettera di San Giacomo, distribuendo così al popolo cristiano una Bibbia incompleta.

Eppure riguardo ai falsificatori del libro di Dio, il Signore ha detto nell’Apocalisse: “A chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro, Dio lo priverà dell’albero della vita” (Apocalisse 22, 18-19)


Le Bibbie dei protestanti,  inoltre sono prive di note chiarificatrici ed esse, perciò, favoriscono interpretazioni errate; non pochi passi biblici, poi, sono tradotti in modo inesatto e tendenzioso.

Proprio perché la Sacra Scrittura possa essere rettamente compresa dai fedeli, la chiesa ha stabilito che non vengano messe in circolazione le Bibbie senza l’Imprimatur della competente autorità ecclesiastica e senza note che spieghino ai lettori i passi più difficili;
per tali motivi la Chiesa Cattolica ritiene che non è lecito leggere la Bibbia senza le note chiarificatrici e l’Imprimatur della Chiesa Romana. E’ secondo la scrittura questo modo di fare? Si, certamente! Infatti san Pietro scrive nella Parola di Dio “Ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pario delle altre Scritture, per loro propria rovina”. (2 Pietro 3, 15-16)
ma c’è di più! Nella medesima lettera (cap. 1, versetto 20) Pietro dice: “…..nessuna profezia della Scrittura (e questa è tutta profezia in quanto Parola di Dio e annuncio di Cristo) è soggetta ad interpretazione privata.

Andando contro questo chiarissimo ammonimento della Bibbia, Lutero, (cioè il fondatore del Protestantesimo) pose a base del suo insegnamento il principio del libero esame della Sacra Scrittura, in base al quale ognuno ha il diritto di trarre dalla Bibbia (secondo la propria privata interpretazione) la dottrina da credere (e la libertà di fondare una propria sètta o Chiesa).

Lasciando ad ognuno la libertà di interpretare la Bibbia come vuole, essa non aiuta nel cammino della salvezza, ma diventa pietra di inciampo, dato che ognuno può interpretarla secondo il proprio comodo o il proprio capriccio. Per cui si potrà avere il caso di alcune persone che sappiano a memoria la Bibbia, ma di essa non ne capisce nulla.

E’ Gesù stesso che lo afferma. Egli dice che i suoi ascoltatori (che conoscevano bene la Bibbia) scrutavano le scritture credendo di avere in esse la vita eterna; eppure di esse non avevano capito nulla, dato che rifiutavano Lui e il suo Vangelo, che le stesse scritture avevano annunziato da secoli! (Giovanni 5, 39-40).

Il Protestantesimo, inoltre, fa consistere l’evangelizzazione dei popoli nel distribuire Bibbie senza il necessario sostegno del Magistero ecclesiastico, cioè senza la giusta interpretazione della Parola di Dio che è data dai legittimi Pastori della Chiesa.
Ma a che serve distribuire Bibbie se poi ognuno può interpretarla come vuole? Come si fa a sapere chi la interpreterà in modo giusto? E poi Gesù non disse: distribuite Bibbie e discutete, perché dal libero confronto delle interpretazioni germoglierà la verità. Disse invece: “ammaestrate…..battezzate…….insegnate” (Matteo 28, 18-20) e fu ai Dodici che lo disse.

IL PRINCIPIO DI AUTORITA’
I protestanti rifiutano in blocco il principio di autorità e professano la libera interpretazione della Bibbia. Quanto ciò sia contrario alla stessa Sacra Scrittura lo abbiamo già visto. Ma è anche la ragione che è contro i protestanti e non solo la Bibbia. Infatti se in uno stato si lasciasse alla libera interpretazione l’applicazione del codice e delle leggi avremmo il regno del caos. Per tale motivo tutti gli Stati hanno la Corte Costituzionale che dà la retta interpretazione del codice delle leggi e le sue decisioni sono incontestabili e normative per i giudici. Tra i protestanti, non essendoci una suprema autorità religiosa, sono nate centinaia di sètte (e ne nascono sempre nuove), perché ciascuno si sente autorizzato a dare alla Bibbia una propria interpretazione. Fanno eccezione soltanto i maggiori gruppi protestanti, nei quali il principio di autorità, cacciato dalla porta, è rientrato dalla finestra. Essi infatti hanno sostituito l’autorità e l’infallibilità del Papa con quella di Lutero, di Calvino o di altri capi protestanti. E questo fa capire tante cose a chi vuol capire…….

Gesù invece ha messo sulla sua vera unica Chiesa un’autorità infallibile, costituendola in S. Pietro, primo Papa, e del Collegio Apostolico (e non in Lutero, Calvino o altri protestanti).
Ciò lo capirono tanto bene gli Apostoli che quando tra i cristiani sorsero i primi dubbi su questioni di fede (sulla circoncisione e il divieto di mangiare carni immolate agli idoli) essi si riunirono nel 51 a Gerusalemme e stabilirono come dovevano comportarsi i cristiani (Atti degli Apostoli cap. 15).
Lo stesso San Paolo ripetutamente andò a Gerusalemme per confrontare la sua dottrina con quella di Pietro e degli altri Apostoli per non rendere vana la sua predicazione come egli stesso afferma (Galati 2,2).

Capitolo IV
I LIBRI DEUTEROCANONICI

1)  Differenze di Bibbie
Vi è poi una differenza quantitativa, matematica, tra la Bibbia dei cattolici e quella dei protestanti, che consiste nel numero dei libri, in effetti, la Bibbia dei protestanti, nella sua prima parte o AT, contiene sette libri in meno a quella dei cattolici. Essi sono: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico (o Siracide), primo e secondo libro dei Maccabei, Baruc, lettera di Geremia.

Questi sette libri mancanti nella Bibbia protestante e presenti invece in quella dei cattolici sono detti dèuterocanònici. Perciò la Bibbia dei cattolici, nella sua prima parte o AT, contiene 46 libri, mentre quella protestante solo 39. La differenza delle due Bibbie è evidente, matematica.
Tra i dèuterocanònici, vi è anche il secondo libro dei Maccabei, e poiché in questo libro si trova una solida base per la dottrina cattolica del purgatorio (2 Maccabei 12,39-45), ricordiamo brevemente le ragioni per cui la chiesa cattolica considera come ispirati e perciò parte essenziale della Bibbia anche i sette libri dèuterocanònici.

2) GIUSTIFICAZIONE
La parola dèuterocanònici deriva dal greco deutero (= secondo) e Kanon (= norma, regola, canone).
Chiamando dèuterocanònici i sette libri sopra elencati non si vuole dire che essi siano secondi, cioè inferiori agli altri libri della Bibbia, in quanto a dignità, cioè a ispirazione. Sotto questo aspetto sono uguali agli altri  39 libri. Solo si vuol dire che la Chiesa Cattolica li riconobbe come ispirati in un secondo tempo rispetto agli altri. In altre parole, poiché vi erano alcuni dubbi nei loro riguardi, la Chiesa volle prima accertarsi come esorta l’Apostolo (1 Tessalonicesi 5,21) sull’origine dei dèuterocanònici. Quando poi ha avuto prove sicure sulla loro natura o dignità di libri ispirati, li dichiarò parte del canone o regola della fede.

Perché?

La ragione fondamentale è il fatto che i dèuterocanònici sono inclusi nella Bibbia detta dei Settanta, ora tale Bibbia fu largamente usata dai primi cristiani, dagli Apostoli ed Evangelisti, ed è citata abbondantemente nei libri ispirati, li dichiarò parte del Canone o regola della fede.

La versione dei LXX (Settanta), diffusa tra tutti i Giudei del mondo Greco-Romano, fu in mano agli annunciatori del Vangelo un efficace strumento di conquista, prima fra i Giudei stessi, poi anche fra i pagani. La Bibbia dei Settanta fu l’alleata del Vangelo. Delle 350 citazioni dell’AT nel nuovo si calcola che circa 300 corrispondano ai Settanta. La Bibbia dei Settanta è la fonte principale di queste citazioni.

Da questo innegabile fatto storico possiamo e dobbiamo dedurre almeno due conclusioni:

La prima. Se la Chiesa del tempo degli Apostoli ha fatto largo uso della Bibbia dei settanta, che conteneva anche i libri detti in seguito dèuterocanònici, è segno evidente che questi libri erano ritenuti dagli Apostoli ed Evangelisti come ispirati, cioè come Parola di Dio. La vera Chiesa di Cristo di ogni tempo può e deve fare altrettanto.

La seconda. I Giudei, ai quali gli Apostoli ed Evangelisti annunciavano il Vangelo, non avevano nessuna difficoltà ad accettare la Bibbia dei settanta tutta intera, considerando come ispirati anche i dèuterocanònici. Questo è segno evidente che anche tra i Giudei vi era la convinzione che i dèuterocanònici potevano essere considerati parte integrante della Bibbia. La Chiesa, che è il vero popolo di Dio (Galati 6,16), può continuare a fare lo stesso.

3) ORIGINE DELLA BIBBIA DEI LXX
Un po’ di storia circa l’origine della Bibbia dei Settanta può far maggior luce sulla questione che stiamo trattando.
La Bibbia detta dei Settanta, è la prima traduzione in lingua diversa (la lingua greca) dei libri tenuti sacri dagli Ebrei e scritti quasi tutti in ebraico. Venne fatta in Egitto ad Alessandria, tra il terzo e il secondo secolo a.C., ed è perciò detta anche Alessandrina.
Al tempo di questa traduzione, l’elenco dei libri sacri degli Ebrei non era ancora così determinato e chiuso come avvenne dopo. Gli esperti in materia ritengono che vi erano almeno tre edizioni delle Scritture Ebraiche. Una di queste (Canone Lungo) conteneva anche i dèuterocanònici; in un’altra (canone breve) erano assenti. Dietro la traduzione dei Settanta vi è il canone lungo.

E’ pure storicamente accertato che i traduttori dei Settanta, nel fare il lavoro di traduzione, non agirono in modo indipendente dalle autorità religiose di Gerusalemme. Sembra anzi che proprio le autorità religiose della Palestina abbiano mandato ad Alessandria alcuni dotti rabbini degli Ebrei residenti fuori la Palestina.
A cose fatte, non risulta che le autorità religiose di Gerusalemme abbiano mai contestato la traduzione dei Settanta, che pure conteneva i dèuterocanònici come parte integrante della Bibbia. Tra le due comunità, quella della Palestina e quella di Alessandria, intercorsero buoni rapporti, specie in materia di libri sacri. Comune era la fede se non la patria; comune anche la fonte della fede, benché differisce il numero dei libri ritenuti sacri. Questi buoni rapporti non si potrebbero spiegare se gli Alessandrini avessero ritenuti sacri alcuni libri ripudiati da Gerusalemme. In materia di scritture gli Ebrei erano piuttosto rigidi ed intransigenti.

Due ricordi storici confermano quanto detto finora.
a) Ai tempi di Gesù e della Chiesa nascente, vi era a Gerusalemme una sinagoga per gli Ebrei alessandrini (Atti 6,9). Ora è risaputo che nelle sinagoghe, al centro del culto vi era la lettura della Bibbia (Lc 4,16-21). nella sinagoga di Gerusalemme per gli alessandrini era certamente letta e spiegata la Bibbia dei Settanta, che conteneva anche i dèuterocanònici. Non risulta che le autorità religiose di Gerusalemme abbiano proibita o contestata questa lettura.

b) Una notizia, che leggiamo nel Vangelo di Giovanni, indica chiaramente che i Giudei della Palestina, non meno quelli della diàspora, non ignoravano i dèuterocanònici, anzi si ispiravano ad essi per il loro culto. Nel capitolo decimo del Vangelo di Giovanni, versetto 22, è detto che ricorreva in quei giorni la festa della Dedicazione. Questa festa era celebrata, allora come oggi, dalla comunità ebraica di tutto il mondo. E' detta in ebraico "festa dell'Hanukkah". Orbene, della istituzione di questa festa si parla solo nei dèuterocanònici e precisamente in 1 Maccabei 4,36-59, e 2 Maccabei 1,1-2. 19; 10,1-8. Durante questa festa era letto tutto intero il primo libro dei Maccabei. E' difficile spiegare questo fatto senza ammettere che ai tempi di Gesù tutti gli Ebrei ritenevano come sacri anche i dèuterocanònici.

Possiamo concludere dicendo che ci fu un tempo in cui i sette libri detti dèuterocanònici facevano parte delle Sacre Scritture. Che cosa avvenne dopo?

4. Origine della Bibbia ebraica

Oltre alla Bibbia dei Settanta, abbiamo oggi la Bibbia in ebraico, quella a cui generalmente si riferiscono le traduzioni moderne del Vecchio Testamento quando si qualificano come traduzioni dai testi originali. Come ha avuto origine la Bibbia ebraica? A che epoca risale la sua edizione?
Come gia abbimo accennato al tempo in cui fu fatta la traduzione dei Settanta il canone o l'elenco ufficiale delle Scritture ebraiche non era ancora determinato e chiuso come avvenne dopo. Vi erano più edizioni o elenchi (o canoni) di libri che gli Ebrei ritenevano sacri. Vi era cioè una certa elasticità circa il numero di libri ispirati. Ma questo atteggiamento subì un mutamento verso la fine del primo secolo dopo Cristo. Perchè?

Com'è risaputo, nel 70 dopo Cristo Gerusalemme fu occupata ed in parte distrutta dai Romani. Israele in quanto nazione cessò di esistere. Rimaneva solo la religione come eredità comune e vincolo di un popolo disperso. Per conservare e saldare sempre più questa unità, i rabbini o capi religiosi degli Ebrei, che godevano grande autorità verso il popolo, decisero di stabilire in modo preciso e definitivo quali fossero i libri sacri o scritture e quali no. Usando criteri a noi purtroppo ignoti, dei manoscritti allora esistenti ne scelsero alcuni e ne distrussero le copie non conformi ad essi. Diedero così luogo a quello che si suole chiamare un textus receptus (= testo accettato) ossia alla Bibbia ebraica oggi in nostro possesso, escludendo altre tradizioni o edizioni che consideravano meno autorevoli.

Questa sorte toccò ai dèuterocanònici. Perchè

Tra i criteri non certamente critico-scientifici gli studiosi di storia biblica ne enumerano soprattutto tre.

a) Il primo sembra essere stato il fatto che i dèuterocanònici erano in composizione recente e non rispecchiavano perciò appieno le "tradizioni dei padri".

b) Il secondo perchè non scritti in lingua ebraica.

c) il terzo perchè erano inclusi nella Bibbia dei Settanta usata largamente dai cristiani. Il rifiuto della Bibbia dei Settanta in odio ai cristiani che se l'erano appropriata, trascinò con se il rifiuto definitivo dei dèuterocanònici.

CAPITOLO 5
BIBBIA E TRADIZIONE

 
                 PENSIERO PROTESTANTE
a – unica fonte di rivelazione è la Bibbia.
b – unica via per conoscere la Rivelazione divina: lettura e libero esame delle Sacre Scritture.
                                                 
PRESUNTA BASE BIBLICA:

a – Giovanni 20,31: “Queste cose sono scritte affinchè crediate che Gesù è il Cristo, Figlio di Dio, e, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
      Marco 7,13: “Voi rendete vana la Parola di Dio mediante la tradizione che voi insegnate”.

B – Giovanni 5,39: “ Scrutate le Scritture”
       2 Timoteo 3,15: “Le Sacre Scritture hanno la virtù di darti la saggezza che ti porterà alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo”. Dio dunque invita ognuno di noi a leggere la Bibbia perché essa ha il potere di condurre a salvezza chiunque la legga con fede.

SI RISPONDE:

a – Anche i Cattolici, fedeli esecutori dei passi citati, rifiutano ogni tradizione puramente umana che sia in contrasto con gli insegnamenti di Cristo. Essi però accettano integralmente la Parola di Dio, sia che egli l’abbia data agli uomini per iscritto, sia che l’abbia tramandata oralmente per via di una divina Tradizione la cui esistenza è pure affermata chiaramente nella Bibbia.

b – Le parole di Gesù riferite da Giovanni (5,39) non furono dette in tono imperativo, infatti il versetto completo dice: “Voi scrutate le Scritture, pensare di avere in esse la vita eterna; ora sono esse appunto che mi rendono testimonianza; eppure voi non volete venire a Me per avere la vita”. Da queste parole risulta dunque che gli Ebrei leggevano abitualmente le sacre Scritture, ma proprio come i protestanti o i testimoni di Geova, non ne comprendevano il senso e si ponevano in contraddizione con esse. Gesù stesso dice: “Vostro accusatore sarà Mosè nel quale riponete ogni speranza” (Giovanni 5,459.

Nel passo citato della lettera a Timoteo san Paolo gli raccomanda le Sacre Scritture, sul senso delle quali Timoteo era già stato illuminato da Paolo: “Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso” (3,14).

Lo stesso Paolo poi ripeté come fosse necessaria l’opera di maestri dotti ed autorizzati per la retta interpretazione della Parola di Dio: “E’ Dio stesso che ha stabilito alcuni come pastori e maestri……. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore” (Efesini 4, 11.14).

Nella fede cristiana non sono dunque ammessi gli autodidatti. Se è sempre pericoloso affidare ad un giovane i libri di testo scolastici affinché sopra di quelli e senza l’aiuto di un sicuro maestro egli si prepari agli esami, ciò sarebbe particolarmente impossibile quando il libro fosse la Bibbia.
Difficile per la sublimità delle dottrine che essa contiene, la Bibbia è resa poi di difficile interpretazione dalla diversità di tempo, di lingua e di ambiente in cui essa fu scritta e tramandata a noi da vari secoli che ne rendono ancora più oscura la dottrina. La Provvidenza divina ha provveduto a questa nostra perplessità, col donarci un Magistero vivente ed infallibile per l’interpretazione delle Sacre Scritture. Escluso o negato questo Magistero, noi vediamo come le dottrine più contrarie siano sostenute o difese facendo appello ai medesimi testi biblici: così è nata la torre di Babele del Protestantesimo che, per colmo di irragionevolezza,
accetta tutte le interpretazioni più contraddittorie, ma esclude aprioristicamente e per principio quella cattolica!
Per dare una sicura interpretazione del pensiero divino ai suoi figli, la Chiesa vuole che tutte le edizioni della Bibbia siano ricche di note; questo non è limitare la libertà di chi legge. Anzi! I testi dei poeti italiani sono messi tra mani dei nostri allievi, ma ricchi di note proprio per aiutarli nella giusta comprensione del pensiero dei nostri grandi scrittori. Che direste di un professore che consegnasse agli alunni edizioni prive di note chiarificatrici ed affidasse alla loro libera fantasia l’interpretazione di quelle opere?

1 - Bibbia e Magistero ecclesiastico

Cattolici e protestanti concordano nell’affermare che esiste un certo numero di libri sacri contenenti la Parola di Dio e chiamati Bibbia, cioè libri per eccellenza. Problema fondamentale per tutti è il conoscere per quale via l’umanità possa giungere a determinare quanti e quali siano i libri che contengono la Rivelazione divina e che compongono la Bibbia.
Infatti:

a – gli stessi libri ritenuti Sacri non possono testimoniare la loro origine divina; chiunque potrebbe scrivere un libro attribuendosi autorità divina, e così trarre in grave inganno i lettori (es. il Corano);

b – neppure ilo fatto storico che lungo i secoli detti libri siano stati ritenuti come Sacri può essere argomento sicuro che tali libri siano veramente di origine divina; anche gli antichi potrebbero aver sbagliato senza una guida certa:

c – né si può lasciare al giudizio del singolo l’accettare o rifiutare alcuni di questi libri, perché confacenti o meno alle loro idee o convinzioni.

Se Dio dunque ha dato all’umanità libri contenenti la sua Parola, che ci deve guidare alla vita eterna, deve averci pure dato un mezzo di assoluta certezza col quale possiamo conoscere quanti e quali siano questi libri sacri.

Inoltre è necessario questo mezzo anche per comprendere nel suo retto senso la stessa Bibbia, spesso difficile e oscura. Lo diceva già S. Pietro: “….nelle scritture ci sono cose difficili da comprendere che gli ignoranti e gli instabili stravolgono, come anche le altre scritture, per la loro perdizione” (2 Pietro 3, 15-16). E lo stesso san Pietro scrive: “Sappiate questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione” (2 Lettera di Pietro 1,20).

Negli Atti 8, 30-31 l’Etiope interrogato dal Diacono Filippo se comprendesse le Scritture che stava leggendo, rispose “Come posso capirle se nessuno me le spiega?”. Solo i protestanti hanno questo privilegio!
Invano Dio ci avrebbe dato le Sacre Scritture se noi non potessimo con certezza conoscere i libri che le contengono e tanto meno comprenderle nel loro giusto significato. Dio dunque deve averci dato un Magistero vivo, perpetuo ed infallibile (1, segue spiegazione) per toglierci dalla impossibilità di conoscere e comprendere la sua divina Parola.

1)      Per Magistero si intende il Papa ed i Vescovi in qualità di maestri della Parola di Dio. Sono ministri della Parola e pastori del gregge (Atti 20,28). E’ detto Magistero vivo nel senso che tali ministri e pastori, per volontà di Cristo, sono presenti nella sua Chiesa in ogni epoca della storia. Sono suoi rappresentanti (Luca 10,16) per far conoscere agli uomini di tutti i tempi il suo insegnamento dato una volta per sempre (Lettera di Giuda 3). Non il proprio insegnamento ma l’insegnamento di Cristo. Il Papa e i Vescovi insegnano solo ciò che Cristo ha insegnato senza aggiungere o togliere nulla. Ciò che essi insegnano è contenuto nel deposito della fede 81 Timoteo 5,20). Lo Spirito Santo li guida nella conoscenza della verità tutta intera (Giovanni 14,26).

Da quegli stessi libri, di indiscusso valore storico, riconosciuto da cattolici e protestanti, scritti da testimoni oculari di assoluta veridicità, da cui conosciamo la missione e la dottrina dell’Uomo-Dio, risulta pure chiaramente che Egli ha fondato una Chiesa alla quale ha affidato un Magistero autoritario, perpetuo ed infallibile. Lo proviamo con i seguenti passi del Nuovo Testamento.

a)  Magistero autoritativo

       Matteo 28,18-19: “Gesù avvicinandosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti…..”
       Marco 16,15: “Poi disse loro: andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura”.
       Giovanni 20,21: “Gesù poi aggiunse: la pace sia con voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.
       2 Corinti 10,3-5: “Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, distruggendo i ragionamenti ed ogni baluardo che si eleva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza soggetta all’obbedienza di Cristo”.
       1 Tessalonicesi 2,13: “Noi ringraziamo continuamente Dio, perché voi accogliendo la Parola di Dio da noi udita, l’avete accettata, non come parola di uomini, ma, come è davvero, Parola di Dio, la quale mostra la sua efficacia in voi che credete”.
       Luca 10,16: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me”.
















IMMIMMAGINI E RELIQUIE: Affermano che è superstiziosa e ingiuriosa nei riguardi di Dio ogni forma di culto alla Vergine e ai santi. Dicono idolatrica la venerazione che i cattolici hanno per le reliquie dei Santi.


LA VERA CHIESA DI CRISTO:  I protestanti negano il valore delle note caratteristiche che Cristo diede all’unica vera Chiesa da Lui fondata per renderla riconoscibile ai credenti tra tante false chiese. Negano cioè, che la vera Chiesa di Cristo sia Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Negano ciò perché le loro chiese non hanno queste caratteristiche e quindi non sono la vera chiesa di Cristo.
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E RELIQUIE: Affermano che è superstiziosa e ingiuriosa nei rigua
rdi di Dio ogni forma di culto alla Vergine e ai santi. Dicono idolatrica la venerazione che i cattolici hanno per le reliquie dei Santi.

LA VERA CHIESA DI CRISTO:  I protestanti negano il valore delle note caratteristiche che Cristo diede all’unica vera Chiesa da Lui fondata per renderla riconoscibile ai credenti tra tante false chiese. Negano cioè, che la vera Chiesa di Cristo sia Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Negano ciò perché le loro chiese non hanno queste caratteristiche e quindi non sono la vera chiesa di Cristo.




IMMAGINI E RELIQUIE: Affermano che è superstiziosa e ingiuriosa nei riguardi di Dio ogni forma di culto alla Vergine e ai santi. Dicono idolatrica la venerazione che i cattolici hanno per le reliquie dei Santi.


LA VERA CHIESA DI CRISTO:  I protestanti negano il valore delle note caratteristiche che Cristo diede all’unica vera Chiesa da Lui fondata per renderla riconoscibile ai credenti tra tante false chiese. Negano cioè, che la vera Chiesa di Cristo sia Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Negano ciò perché le loro chiese non hanno queste caratteristiche e quindi non sono la vera chiesa di Cristo.